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Guerra ai giardini pubblici

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GUERRA AI GIARDINI PUBBLICI



-come ti chiami?
Parlavo con una bambina dell'età mia, i capelli biondi, le trecce legate con un nastrino.
-Maria- rispose.
-Vuoi essere il mio cavallo? -le chiesi.
Maria disse di si', si fece mettere, seria seria, le briglie e cominciammo a correre intorno alle piante. Si stanco' presto, pero', e si mise a sedere sul sedile di pietra.
-Non corri piu'?
Non rispose, mi racconto' di sé  e della scuola.
 Intanto gli altri bambini correvano e giocavano alla guerra.
Un ragazzino piu' piccolo di noi, era stato preso prigioniero, ma diceva di no , che non voleva, e inutilmente il generale nemico cercava di persuaderlo:
-T'abbiamo preso!
-No, non vale! Dovevate levarmi la spada e io invece, ce l'ho ancora!
Era una spada di legno e l'elsa era legata con uno spago.
-Guerra, guerra- gridai
E lasciata la bambina sul sedile, trovai facilmente un posto da colonnello: carriera rapidissima.
 Pochi minuti dopo il mio generale, troppo sudato, fu obbligato dalla mamma a riposarsi al sole. Io presi il suo posto e fui contento che la bambina vedesse che  ero generale.
Il nemico nascosto nella foresta (i vasi con le piante) ci attendeva.
-Avanti- gridai, e ci lanciammo all'assalto.
-Pace, pace! Sangue dal naso!- grido' uno dei nemici, e il sangue dal naso gli usciva per davvero...
I suoi genitori si accorsero e misero cosi' fine al combattimento che stava dando tanta gloria.
Tornai al sedile di pietra con aria da reduce.
-T'hanno fatto male?-mi chiese Maria.
Sulla mano avevo un taglietto, con una gocciolina di sangue già rappreso.
-Ti fascio.
Mi lego' un fazzoletto intorno alla mano.
-Quando sarai grande farai l'infermiera?
-Forse, non so.
Il sole stava quasi per sparire all'orizzonte. Si vedevano le ombre lunghe, lunghe... 

 






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