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IMMIGRATI IL RACKET DEI PERMESSI

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Immigrati, il racket dei permessi

Repubblica — 30 novembre 2008   pagina 7   sezione: MILANO

è il racket dell' immigrazione. Un vero e proprio mercato fatto sulla pelle degli extracomunitari. Da una parte imprenditori senza scrupoli pronti a tutto, dall' altra disperati con la speranza di cambiare vita. In mezzo, organizzazioni criminali pronte a lucrare sulla pelle di immigrati nordafricani, soprattutto marocchini. Un fenomeno in continua crescita, che ha conosciuto una nuova frontiera. Sul confine tra legalità e illegalità, a rimetterci sono giovani ragazzi del Nord-Africa, che abbandonano la famiglia per cercare un futuro migliore. Ma che svanisce appena entrano nel nostro Paese. Funziona così: marocchini che si trovano in Italia con un regolare permesso di soggiorno si rivolgono a imprenditori poco affidabili o sull' orlo del fallimento, che possono stipulare contratti stagionali. Di solito, si tratta di agricoltori o florovivaisti. «Ci sono casi in cui un singolo datore di lavoro è arrivato a chiedere 50 nulla-osta nel click-day, che dà la possibilità di reclutare forza lavoro. Un numero troppo elevato, che nasconde qualcosa», chiarisce subito Giuseppe Vallifuoco, segretario di Filt-Cgil Milano. Dopo qualche trattativa si raggiunge l' accordo, gli extracomunitari comprano da questi pseudo-impresari quanti più contratti possibili. Il prezzo si aggira intorno ai 1.000 euro per ognuno di essi. Con il contratto in tasca, i nordafricani scendono nel loro Paese. Qui arrivano a rivendere quel pezzo di carta, quel visto per entrare in regola in Italia, a diecimila euro. Davanti alla prospettiva di offrire un futuro migliore ai figli, le famiglie si indebitano. Vengono aperti dei veri e propri mutui-famiglia. «Per questa gente, la speranza è sempre quella del ricongiungimento», spiega Vallifuoco. Che dal suo osservatorio privilegiato dice di aver intercettato almeno un centinaio di casi del genere dall' inizio dell' anno. Una volta che il contratto è stato comprato, l' acquirente, la maggior parte ragazzi giovanissimi, ma anche padri di famiglia, entra nell' ambasciata italiana. Dove ottiene il visto per entrare in Italia. Tutto pulito, tutto regolare, almeno in apparenza. Ma il viaggio della speranza si tramuta in incubo appena messo piede sul suolo italiano. Il datore di lavoro, quello con cui dovrebbero presentarsi in questura per regolarizzare la loro posizione, è sparito. «Volatilizzati - racconta l' avvocato Emanuele De Mitri, che segue le vicende di molti nordafricani finiti in questo giro - , le aziende semplicemente spariscono. Molte spesso avevano fatto richiesta di forza lavoro quando avevano già avviato le pratiche di fallimento». A questo punto, agli immigrati rimangono tre mesi per regolarizzare la loro posizione. Scaduto il termine sono degli irregolari. «Ma di soldi per tornare a casa non ne hanno e molti finiscono nel giro della malavita», racconta Mohamed Kebabb, 45 anni, marocchino di Casablanca, a Milano da 19, dove gestisce un phone-center. «Ogni settimana, alla mia porta si presentano un paio di ragazzi nella stessa condizione. Cerco di aiutarli, ma poi finiscono per spacciare o rubare». «Dietro a un giro di queste proporzioni ci devono essere organizzazioni ben strutturate. Purtroppo mancano i controlli», denuncia il segretario di Filt-Cgil. - GABRIELE CEREDA


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